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Rosa fresca aulentissima ch’apari inver’ la state...

Le prime opere di Jessica Tolotti che ho osservato, “Scorcio di giardino interiore”, “Malinconia in una sera d’estate”, “I fiori dimenticati nel sentiero dei Rododendri”, mi hanno riportato alla mente i versi di Cielo d’Alcamo, anche se il poeta accostava la bellezza del fiore alla bellezza femminile.

Non a caso.

La poesia è una forma d’arte che crea un testo mediante l’accostamento e la scelta di parole. Se le parole vengono sostituite dai colori e dal disegno si arriva alla creazione di un’opera pittorica.

Jessica ha fatto questo e come se non bastasse ha reso percettibile il profumo delle rose.

Le sue opere sono pervase di poesia, di dolce poesia romantica, di amore verso una natura un po’ malinconica che però riacquista pienezza di vita attraverso il gesto sapiente nella distribuzione delle forme e dei colori.

La sua malinconia viene sicuramente dalla natura stessa delle cose e non già dal suo stato d’animo.

Infatti quando il suo spirito abbandona le forme terrene della natura e si innalza sul mare verso il cielo, allora esplode la gioia e la serenità della sua giovane età.

“Cansiglio” rappresenta questo dualismo fra quiete e soavità di paesaggio seppure ancora con uno strascico triste dovuto al filo spinato: come se Jessica avesse voluto dividere il mondo in due parti.

Jessica Tolotti usa con gran maestria la prospettiva: alzando o abbassando la linea dell’orizzonte come a voler esaminare in maniera impersonale la materia oppure per entrarci dentro ed arrivare all’essenza stessa delle cose.

“Albero di mele (preludio d’autunno)” ci ricorda quanto di più affascinante può esserci nella natura quando essa stessa si avvia alla meritata fase di riposo e quindi di preparazione per la prossima esplosione primaverile. La speranza di rinascita sta nel cielo ancora carico di luce che si incunea tra i rami ormai quasi del tutto spogli.

Jessica Tolotti è tutto questo: esplosione di contraddizioni tra amore e velature di meditazioni, di poesia, di ricerca e voli liberi nel cielo dell’arte.


Orazio Vancheri